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Solarussa e il territorio

Storia


CENNI STORICI
Il Paese. che dista circa 11 Km da Oristano,non è certamente l'ultimo, anzi ha avuto una sua parte di importanza nella storia del Campidano Maggiore. Per Risalire alla storia di Solarussa bisogna rifarsi alle fonti antiche.

Il suo territorio, che ha la forma di un rettangolo molto irregolare è disposto sulla riva destra del fiume Tirso, il quale dista qualche chilometro dal centro
abitato. Il suolo grazie ai depositi humiferi è tra i più fertili della Sardegna.

Esistono diverse interpretazioniinteressanti e più o meno verosimili sull'origine del paese e del suo toponimo:

Secondo il 'Cherchi_Paba',nel suo libro Solarussa e il Campidano Maggiore ....Il toponimo di Solarussa (che anticamente prendeva il nome di Solagrussa o Sola Rossa), deriverebbe dal colore rossiccio del suolo; E' presente una località tutt'oggi chiamata terra arrubia, terra rossa, appunto;.

Secondo il Pittau nel suo libro "Opuscolo delle questioni sarde"...il nome di Solarussa lo fa derivare da: zeppara-sebara-zeppara-grussa-solarussa.  mucchio grosso di pietre su cui è sorto il paese. Collina molto sassosa

Altra fonte della storia antica di Solarussa è il libro "La razione decimale di Sardegna" del Tola.Solarussa è citata per ben sette volte con alcune varianti di nome: Sorarossa, Soraroca, Sobarussa.

Altri fanno derivare il significato del toponimo Solarussa al fatto che molti piccoli centri abitati oggi scomparsi (Cuccuru Madau, Cuccuru Masoni,Nurughiddu, Santa Barbara, Santu Idu, Bidda Bangius), si erano raggruppati in un unico Solo Grosso centro, appunto SOLARUSSA.

I primi insediamenti umani risalgono al periodo prestorico, come dimostrato dai diversi resti nuragici presenti nel territorio. Certamente uno di questi era
situato nella collinetta dove sorge attualmente la chiesetta campestre di San Gregorio Magno; Nelle vicinanze della chiesetta di San Gregorio troviamo i resti del cosidetto putz'e angius, dove i romani stabilirono una mansio (stazione di sosta) che si trovava sulla stessa direzione dell'antica strada che congiungeva Tharros a Macopsissa (Macomer). Questa arteria di collegamento veniva chiamata via Maxima in periodo romano, Sa ia Majore in periodo giudicale; strada Reale nel periodo tardo spagnolo e piemontese.

Di questa importantissima arteria di comunicazione e di commercio restano testimonianze anche nei toponimi di alcuni paesi: Massama e Siamaggiore.

Sicuramente il Paese ebbe molta importanza anche in periodo giudicale. Infatti a Solarussa in data 11 gennaio 1388 fù sottoscritto il trattato di pace tra Eleonora d'arborea e Pietro IV d'Aragona.

Nell'abitato spiccano per il loro interesse la Chiesa Parrocchiale di San Pietro Apostolo (1830-1835); la Chiesa della Madonna delle Grazie, che è la più antica del paese; la Chiesetta campestre di San Gregorio Magno - (XIII sec.) Monumento nazionale, è senz'altro il massimo monumento storico di Solarussa

Nel territorio circostante il paese troviamo la presenza di alcuni nuraghi tra cui spicca certamente quello di Pidighi nei cui pressi troviamo anche una fonte. Da diversi anni, come voluto dalle Amministrazioni comunali, questa località è stata oggetto di campagne di scavo coordinati dall'archeologo Alessandro Usai della soprintendenza archeologica di Cagliari e Oristano.

Nel 2002 l'Amministrazione comunale in collaborazione con la soprintendenza ha organizzato una mostra archeologica sul complesso nuragico di Pidighi e i monumenti nuragici del territorio di Solarussa, allestita presso la Casa Sannadove da alcuni anni è stato istituito l'apposito museo.

Da Solarussa, che dista solo 4 Km dalla S.S.131, si raggiunge facilmente: Oristano, l'antica città punico-romana di Tharros (presso Cabras), il villaggio
nuragico di Santa Cristina (presso Paulilatino), nonchè tutte le località balneari della provincia di Oristano.

La vicinanza dal fiume Tirso ha caratterizzato l'economia di Solarussa. Storicamente il paese si é sempre basato su un'economia essenzialmente agro-pastorale, grazie alla presenza di terreni tra i più fertili dell' isola. Negli ultimi anni si è avuto uno sviluppo nel terziario e la nascita di diverse attività nel campo edilizio, artigianale, commerciale, ecc.;

Da segnalare la presenza nei decenni passati, di alcune attività molto importanti per il paese, tra cui l'Olearia, industria dedicata all'estrazione dell'olio dalle sanse d'oliva (anni '70) e lo stabilimento per la trasformazione dei prodotti agricoli (conserve alimentari e pelati) costruito della Società Torregiani (1910) - il primo del genere sorto in tutta la Sardegna.

Solarussa fu un centro agricolo romano di indubbia importanza. Le monete trovate nelle campagne fanno risalire la loro presenza, con una certa attendibilità, al 108 a.c.. L'influenza e le tradizioni latine nell'agricoltura di Solarussa sono dimostrate dalle parole, dalla forma degli attrezzi e dai sistemi di agricoltura che ancora vi sopravvivono.Sotto questo aspetto è particolarmente interessante l'attività vitivinicola, dove Solarussa ha acquistato rinomanza nella produzione del vernaccia; vitigno che ha tratto il nome dalla sua stessa sede vernacula, ossia vite del posto, termine squisitamente latino.
La vernaccia, sia vite che vino, ha, in questo nostro paese e in quelli contermini di Siamaggiore, Simaxis e Zerfaliu tutto un processo di squisita latinità, tanto
da potersi affermare che, chi volesse conoscere la viticoltura di Colamella può viverla nella vigna e cantina solarussese, in quanto in essa tutto parla della Roma agricola virgiliana, catonense, columelliana. Anche le spalliere di canna che recingono le vigne sono identiche a quelle che consigliavano i georgici latini e con le canne a tripode si alleva la vite come nei colli laziali.

I Romani introdussero anche la produzione artigianale di mattoni e tegole in località Cu' e Forru (periferia a nord-ovest del paese) e che secondo antichi documenti si trovava ai confini del villaggio (distrutto dalla peste del sec.XIV) di Biddalonga che si trovava in località S.Barbara.

In seguito alla penetrazione della Chiesa Greca, i monaci ed eremiti greco-ortodossi insegnarono agli abitanti la produzione dei mattoni crudi all'uso orientale, ottenuto col fango e la paglia (ladrini) che venivano utilizzati per la costruzione delle case-

 

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